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La religiosità popolare

Molti aspetti della quotidianità sono permeati da un forte simbolismo religioso

Questa sala, come la saletta attigua,concentra reperti destinati alla vita religiosa e al culto. Il percorso alterna manufatti provenienti dalle chiese della Carnia a segni di religiosità popolari di antica tradizione.

L’ altare di legno, già nella cappella di una dimora nobiliare, gli inginocchiatoi, le tavolette dipinte con i Misteri del Rosario, tutte opere del ‘700, e la duecentesca scultura lignea del Redentore conferiscono alla sala un’atmosfera raccolta.

Davanti all’altare c’è una Madonna vestita; nelle chiese della Carnia ce n’erano tante; di legno o di cera, avevano solo il volto e le mani scolpiti e dipinti; i capelli erano spesso veri; il tronco, solo abbozzato, era avvolto in ricche vesti. La loro devozione durava fin dal Medioevo ma nei primi del Novecento, vietate dalla Chiesa, vennero esiliate nelle sagrestie e nelle soffitte delle chiese. Alcune di esse trovarono casa nelle edicole votive (màines) delle strade di campagna e sono tuttora prese in cura dalle famiglie che hanno costruito l’edicola. Di regola sono le donne che provvedono a lavare e riordinare le vesti e i nastri della Madonna, a rivestirla e ad abbellire l’edicola

Nel centro della stanza desta attenzione un’arca battesimale; serviva, d’inverno, a portare in chiesa per il battesimo i bambini appena nati.

In una bacheca sono esposti crocefissi e suppellettili liturgiche per il culto domestico; a fianco c’è una ricca collezione di acquasantiere da camera tra cui spiccano per la loro genuinità quelle in ceramica di fattura locale nei tipici colori verdi con striature gialle; notevole anche la collezione di scapolari, preziosamente intessuti. Erano portati sul petto, sotto gli abiti, in segno di protezione.

Tra le testimonianze più interessanti di una ritualità antica e condivisa sono da segnalare alcuni manufatti di forte valenza simbolica che contrassegnano i momenti più significativi del calendario liturgico, la Pasqua e il Natale.

Le raganelle (scràzzulis) in qualche paese, vengono ancora suonate durante la settimana santa quando le campane tacciono in segno di lutto.

Una stella di legno munita di una candela che la illumina e fissata su un lungo manico testimonia invece la tradizione della stella che guidava il corteo delle questue epifaniche; nelle notti tra Natale e l’Epifania essa veniva portata per le case da ragazzi, talvolta vestiti da Re Magi, in segno di buon augurio. Il loro arrivo dà luogo a una breve rappresentazione accompagnata da un canto di antichissima tradizione.

Anche il vicino campanellino ha la sua storia. Era il campanello del purcìt di Sant Antoni, un piccolo maiale che sotto Natale veniva nutrito di famiglia in famiglia e il ricavato dalla vendita delle sue prelibatezze andava a sostenere le opere della chiesa.

Le due sale sono animate da dipinti e sculture lignee dipinte e dorate di tema religioso; alcune, di ottima fattura, risalgono al ‘400 e appartengono alla rinomata scuola di Domenico da Tolmezzo. Oltre alla Madonna e ad alcuni angeli, ci sono i santi e le sante più venerati, i protettori per eccellenza dalle malattie e dai pericoli più gravi che minacciavano le persone e i paesi. Tra essi, San Osvaldo, San Floriano, Sant’Agata, Santa Lucia, Santa Caterina.

Vuoi vedere di più? I musei della Rete CarniaMusei
Specifici sul tema sull’arte sacra: il Museo della Pieve di Gorto a Cella di Ovaro e il Centro storiografico di Sauris di Sotto www.carniamusei.org


La visita continua con

La stanza dei Cramàrs
La musica popolare
La bottega del falegname
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