La stanza dei Cramàrs

Ex voto di un gruppo di crámars

Questo ex voto racconta di un grave pericolo in cui è incorso un gruppo di crámari di Treppo Carnico e dintorni mentre attraversano il fiume Salzach in tempesta. Si salvano grazie all’intercessione miracolosa del Crocifisso di Timau, della Madonna e di San Antonio di Padova.

I protagonisti della scena non sono che piccole figure su un’esile imbarcazione in balia della furia della natura. Il paesaggio è reso con toni cupi, un cielo plumbeo gravido di nubi minacciose si rispecchia sull’acqua del fiume. Ma sul lontano orizzonte compaiono sprazzi di luce che annunciano il placarsi della tempesta: i segni della salvezza scendono dalla nube celeste che accoglie i divini intercessori.

Sui cartigli che la affiancano sono riportati i nomi dei crámari in viaggio e il miracolo del loro scampato pericolo.

La vicenda avviene il 7 ottobre 1781 nei pressi del castello di Wildshut, Bassa Baviera; le città turrite di Laufen e di Tittmoning segnano la tappa predente e quella successiva del percorso dei crámari, diretti verso il nord.

L’ex voto, di buona fattura sotto il profilo artistico, offre spunti interessanti anche sul piano storico.

La data del fatto, a pochi giorni dalla partenza da Treppo Carnico, corrisponde al periodo di partenza dei crámari, alla fine dei lavori estivi in patria.

I loro cognomi riconducono a una lunga tradizione migratoria che legava Treppo Carnico con i paesi della Germania meridionale fin dal ‘600.

È curioso che dei 18 uomini in elenco sia riferito solo il nome di 10 ovvero i capifamiglia, cui spettava la gestione degli affari. I figli non avevano diritto di alcuna autonomia fino alla morte del padre e prima di aver concluso un lungo apprendistato, così i fratelli più giovani che, accanto ai servi, restano senza nome.

Il numero elevato del gruppo, la provenienza omogenea, la presenza di servi fanno legittimamente supporre che si trattasse di una “compagnia” per la gestione degli affari all’estero. La stessa importanza del dipinto, che si differenzia notevolmente dalla tipologia comune degli ex-voto coevi, testimonia dell’agiatezza dei committenti.

I crámari che avevano fatto fortuna spesso si dotavano nei paesi esteri di approdo di una efficace struttura mercantile e di magazzini in cui stivare le merci; esse poi venivano commercializzate sul territorio attraverso i loro agenti, ma anche tramite la fitta rete di ambulanti che si creava attorno all’impresa.

La ricca bibliografia in materia abbonda di biografie di crámari facoltosi, ma atti notarili, registri parrocchiali, cronache testimoniano anche della sfortuna di molti, scomparsi negli “esteri paesi” dove invano avevano cercato una sorte migliore.

A loro non fu di aiuto il miracolo “Crist di Tamau”, che tuttora si venera a Timau, l’ultimo paese della Carnia prima del Passo di Monte Croce Carnico, passaggio obbligato per molti crámari dell’alta valle del But diretti verso le “Germanie”. E nemmeno San Antonio da Padova, santo protettore di poveri, oppressi, viaggiatori, e che viene invocato con la preghiera del si quaeris per ritrovare qualcosa di smarrito.

Un gruppo di cramàrs di Treppo Carnica (olio su tela, 1781)

Particolare del cartiglio in alto a sinistra con l’elenco dei protagonist

Particolare del cartiglio in alto a destra con la narrazione del fatto

Un cramàr viene assalito da un brigante durante il viaggio


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